«Ci ho provato, ma non riesco a svuotare la mente.» È la frase che sento più spesso quando si parla di meditazione, e nasce da un equivoco che scoraggia moltissime persone prima ancora che comincino. Meditare non significa smettere di pensare: i pensieri arrivano, è il loro mestiere. Significa accorgersi che sono arrivati e tornare, senza rimproverarsi, al punto da cui si era partiti.

Il respiro, un suono, una parola, il contatto dei piedi con il pavimento. Chi crede di non essere capace, di solito, sta semplicemente misurando la propria pratica con il metro sbagliato.

«Il gesto della meditazione non è il silenzio. È il ritorno.»

Che cosa succede subito

Bastano pochi minuti perché qualcosa si muova. Il respiro rallenta da sé, senza che tu debba dirigerlo. Le spalle scendono di un centimetro. La mascella, che tenevi serrata da ore senza saperlo, si allenta.

C'è poi un effetto meno fisico e altrettanto concreto: per qualche minuto smetti di essere reperibile. Nessuno ti chiede niente, non stai producendo nulla, non devi decidere. In giornate costruite sull'essere sempre disponibili, ritagliare uno spazio in cui non serve fare è già di per sé un atto di cura.

Che cosa succede con il tempo

I benefici più interessanti, però, arrivano con la costanza, e sono di un altro ordine.

Il primo riguarda la chimica: una pratica regolare si accompagna a livelli più bassi di cortisolo, l'ormone che il corpo produce quando si sente sotto pressione. Un organismo cronicamente allertato dorme peggio, digerisce peggio, si irrita di più. Abbassare quel livello di fondo si sente in molti aspetti della giornata.

Il secondo riguarda il modo in cui stai con le tue emozioni. Meditando ti alleni a osservare ciò che arriva senza doverlo scacciare né seguirlo. Con i mesi quella capacità si trasferisce fuori dalla pratica: l'ansia si presenta e tu riesci a guardarla per qualche secondo prima che ti trascini via. È uno spazio piccolo, di due o tre respiri, e dentro quello spazio c'è la possibilità di scegliere invece di reagire.

Il terzo, più silenzioso, è che meditando si torna a casa. In mezzo ai doveri e alle richieste ci si dimentica di sé; il tempo della pratica riporta il contatto con quella parte saggia e integra che vive in ognuno di noi e che sa bene di che cosa abbiamo bisogno, se solo le lasciamo la parola.

Quale pratica scegliere

Non esiste la meditazione giusta in assoluto. Esiste quella che riesci a fare.

La mindfulness allena l'attenzione al momento presente, spesso a partire dal respiro o dalle sensazioni del corpo. È diffusa, ben documentata e facile da avvicinare.

La meditazione trascendentale lavora invece sulla ripetizione interiore di un suono e si pratica in genere due volte al giorno, a occhi chiusi. Ha una struttura precisa e si impara con un insegnante.

Ci sono poi le pratiche in movimento, dove l'attenzione si appoggia al gesto e al respiro: la camminata lenta, il tai chi, il Viet Tai Chi. Per chi non regge la posizione seduta, spesso sono la porta d'ingresso migliore.

Il criterio di scelta è meno tecnico di quanto si pensi: scegli quella che ti piace. La costanza non nasce dalla disciplina, nasce dal piacere. Una pratica che ti pesa verrà abbandonata a febbraio, per quanto sia efficace sulla carta.

Come cominciare, senza complicarsi la vita

Parti da cinque minuti. Sono sufficienti, e ti tolgono l'alibi della giornata piena.

Scegli un momento fisso: la mattina appena sveglio o la sera prima di dormire sono i più facili da difendere.

Siediti comodo, con la schiena sostenuta. Non serve la posizione del loto, serve non avere male dopo tre minuti.

Scegli un punto d'appoggio — il respiro, un suono, il contatto dei piedi — e torna lì ogni volta che ti accorgi di esserti distratto.

Non valutare la seduta. «È andata male» significa quasi sempre «me ne sono accorto tante volte», e accorgersene è la pratica.

Dopo tre settimane fai un bilancio onesto: se non ti va di farlo, cambia pratica invece di smettere.

Una precisazione necessaria

La meditazione fa bene a molte persone, non a tutte allo stesso modo.

Chi ha attraversato esperienze traumatiche può scoprire che il silenzio e gli occhi chiusi, invece di calmare, riaprono qualcosa. Non è un fallimento e non significa che tu stia sbagliando: significa che in quel momento serve una pratica più ancorata, magari a occhi aperti, in movimento, o accompagnata da una persona di fiducia. Se ti succede, parlane con un professionista prima di insistere.

Meditazione e psicoterapia non si sostituiscono

Le due cose lavorano bene insieme, ma su piani diversi. La meditazione allena la relazione con il momento presente e abbassa il livello di allarme. La psicoterapia va a vedere che cosa quel disagio sta dicendo, da dove viene, quali storie continua a raccontarti.

Nel mio modo di lavorare la dimensione corporea e quella spirituale non sono un capitolo separato: attraversano tutto. Reiki, meditazione trascendentale e Viet Tai Chi hanno nutrito il mio sguardo sulla persona molto prima di diventare qualcosa di cui scrivere, e li ho raccontati nella pagina chi sono. Quello che porto in seduta, però, è un lavoro clinico: un percorso di psicoterapia costruito su di te, in cui gli strumenti cambiano a seconda di ciò che serve in quel momento.

Se stai cercando un modo per rallentare, la meditazione è un ottimo posto da cui cominciare. Se senti che sotto la fretta c'è qualcosa che chiede di essere ascoltato più a fondo, forse è il momento di dargli una stanza.

Vuoi capire se il mio percorso fa per te? Possiamo conoscerci in un primo colloquio online e capire insieme da dove partire.

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TF
Dott.ssa Tamara Frezza — Psicologa-Psicoterapeuta
Lavoro online con adulti e adolescenti, con un approccio bio-psico-spirituale che intreccia Psicosintesi, Analisi Transazionale e ascolto del corpo. Incontri su Google Meet, su appuntamento, anche in fascia serale.
Ordine degli Psicologi del Veneto n. 11115 · Chi sono

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una consulenza professionale. Se stai attraversando un momento difficile, parlarne con uno psicologo o uno psicoterapeuta può aiutarti a trovare il sostegno adatto alla tua situazione.