«Non sono capace.» «Devo farcela da sola.» «Se sbaglio, non valgo niente.» Sono frasi che molti di noi si ripetono da così tanto tempo da non sentirle più. Non le pronunciamo ad alta voce, spesso non le pensiamo nemmeno per intero. Eppure sono lì, sullo sfondo, e decidono per noi più di quanto immaginiamo: ci fanno rinunciare a una proposta, rimandare una scelta, dire sì quando vorremmo dire no.

In psicologia si chiamano credenze limitanti. Io preferisco un'immagine: gabbie interiori. Non perché qualcuno ci abbia rinchiuso, ma perché, a un certo punto della nostra storia, quelle sbarre ci sono sembrate un riparo. Capire da dove vengono è il primo passo per accorgersi che la porta, oggi, potrebbe essere aperta.

Una decisione sensata, presa tanto tempo fa

Per spiegare come nascono queste convinzioni mi affido a uno dei modelli con cui lavoro, l'Analisi Transazionale, fondata dallo psichiatra Eric Berne. Secondo Berne, già da bambini prendiamo delle decisioni su di noi, sugli altri e sul mondo. Le prendiamo con gli strumenti che abbiamo a quell'età e nell'ambiente in cui viviamo, per ottenere affetto, attenzione, sicurezza.

Un bambino che riceve approvazione solo quando è bravo può concludere: «Valgo se non sbaglio». Una bambina che vede i genitori sempre troppo stanchi per ascoltarla può decidere: «Devo cavarmela da sola». In quel contesto erano decisioni sensate, perfino intelligenti. Il problema nasce dopo: da adulti continuiamo ad applicarle anche quando l'ambiente è cambiato, come se fossimo ancora lì.

Berne chiamava copione di vita l'insieme di queste decisioni precoci: una specie di trama scritta nell'infanzia che, senza accorgercene, continuiamo a recitare.

Gli attori che vivono dentro di noi

L'Analisi Transazionale descrive la personalità attraverso tre stati dell'Io: il Genitore, l'Adulto e il Bambino. Uno stato dell'Io è un insieme coerente di pensieri, emozioni e comportamenti. Possiamo immaginarli come personaggi che recitano un ruolo sul palcoscenico della nostra mente, ognuno con il proprio modo di parlare, di sentire e perfino di stare nel corpo: una postura, un tono di voce, un'espressione del viso.

Il Genitore raccoglie ciò che abbiamo assorbito dalle figure che ci hanno cresciuto. Ha due volti. Il Genitore Critico è la voce che giudica: noi stessi, gli altri, il mondo. È la parte che svaluta e che vive nella rigidità. Il Genitore Affettivo, invece, è ciò che abbiamo ricevuto da genitori, nonni, insegnanti amorevoli: grazie a lui sappiamo prenderci cura di noi e degli altri.

L'Adulto vive nel qui e ora. Osserva la realtà, raccoglie informazioni, valuta e risolve i problemi.

Il Bambino custodisce le emozioni, i bisogni e le reazioni che abbiamo sviluppato nella nostra storia. Anche lui ha due volti. Il Bambino Adattato è la parte che, per accontentare i grandi, ha messo da parte i propri bisogni e soffocato emozioni e pensieri. Il Bambino Libero è la parte in contatto con sé stessa, con ciò di cui ha bisogno e con la gioia di vivere: la parte sana di noi.

Il dialogo che non sentiamo più

Le gabbie interiori nascono spesso da un dialogo silenzioso fra due di questi personaggi: il Genitore Critico che rimprovera e il Bambino Adattato che si piega. «Sei il solito pigro.» «Hai ragione, non combino niente.» È uno scambio così familiare da diventare automatico, e il più delle volte avviene senza che ce ne rendiamo conto.

Da qui nascono molti pensieri svalutanti. Non sono la verità su di noi: sono l'eco di una conversazione cominciata tanto tempo fa, che continua da sola.

Un difetto o una vecchia regola?

C'è una differenza sottile ma decisiva fra pensare «ho un difetto» e riconoscere «seguo una vecchia regola». Nel primo caso ci identifichiamo con il problema: è così che siamo fatti, e non c'è niente da fare. Nel secondo caso, invece, la credenza diventa qualcosa che abbiamo imparato. E ciò che è stato imparato si può osservare, comprendere e, con il tempo, riscrivere.

Questo cambio di prospettiva non cancella la fatica, ma la rende più leggera. Smettiamo di combattere contro noi stessi e cominciamo a guardarci con curiosità.

Una piccola pratica: sorprendere la frase mentre passa

Non si tratta di una cura, ma di un esercizio di ascolto da provare con calma, nei giorni in cui te la senti.

Quattro passi per ascoltare le tue parti

  • Accorgiti. Quando senti arrivare una frase come «non ce la farò» o «tanto non serve», fermati un istante. Non discuterci: notala, come si nota una nuvola che passa.
  • Chiediti da dove viene. Chi me l'ha detto per la prima volta? Chi mi ripeteva, quando ero piccolo, che ero pigro, disordinato, troppo sensibile? Mi torna in mente una scena in particolare?
  • Ricontatta il bisogno. Che cosa avrei voluto fare, in quel momento? Riposare, giocare all'aria aperta, stare con gli amici, piangere senza essere interrotto?
  • Datti il permesso. Prova a dirti, con la voce del Genitore Affettivo: «Va bene per me farlo. Posso farlo adesso». Anche solo per dieci minuti.

Sospendi il giudizio su ciò che emerge. Se un ricordo si fa troppo doloroso, fermati: certe porte è meglio aprirle in compagnia.

Il primo effetto di questo esercizio non è far sparire la frase, ma creare un piccolo spazio fra te e lei. In quello spazio c'è già una possibilità di scelta.

Che cosa succede in un percorso

A volte tutto questo accade in modo inconsapevole, e da soli è difficile vederlo. In un percorso di psicoterapia si porta luce su questi conflitti interni, e in particolare sul dialogo svalutante fra Genitore Critico e Bambino Adattato. Il primo passo è l'osservazione, che fa crescere la consapevolezza di sé.

Poi, con i tempi di ciascuno, si lavora perché le voci che ci limitano perdano un po' della loro forza e trovino più spazio l'Adulto, il Genitore Affettivo e il Bambino Libero. Quest'ultimo, del resto, ha molti nomi: la Psicosintesi lo chiama Sé Superiore, l'Analisi Funzionale Endo-sé. Sono linguaggi diversi per indicare la stessa parte sana, saggia e integra che vive in ognuno di noi.

Nel mio modo di lavorare, questo ascolto passa anche dal corpo, perché ogni stato dell'Io ha la sua postura e il suo respiro. Trovi gli strumenti che uso nella pagina Il percorso, e qualcosa in più sulla mia formazione in Chi sono.

Per chi vuole approfondire

Se sei curioso di capire meglio l'Analisi Transazionale, o se hai iniziato un percorso e vuoi accompagnarlo con qualche lettura, ti suggerisco due libri:

  • L'analisi transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani, di Ian Stewart e Vann Joines;
  • Nati per vincere, di Muriel James e Dorothy Jongeward.

Un articolo può aiutarti a riconoscere una gabbia, non a scioglierla da solo. Se leggendo hai ritrovato una frase che ti accompagna da sempre, e ti piacerebbe capire da dove viene e che cosa potrebbe diventare, possiamo guardarla insieme. Quando ti senti pronto, puoi chiedere un appuntamento.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una consulenza professionale. Se stai attraversando un momento difficile, parlarne con uno psicologo o uno psicoterapeuta può aiutarti a trovare il sostegno adatto alla tua situazione.

Vuoi capire se il mio percorso fa per te? Possiamo conoscerci in un primo colloquio online e capire insieme da dove partire.

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Dott.ssa Tamara Frezza — Psicologa-Psicoterapeuta

Lavoro online con adulti e adolescenti, con un approccio bio-psico-spirituale che intreccia Psicosintesi, Analisi Transazionale e ascolto del corpo. Incontri su Google Meet, su appuntamento, anche in fascia serale.

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